Un modo alternativo per gustarsi una birra?

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Yes!

DEFINITELY.

 

 

 

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Ibra: “Calciopoli? Erano balle Moggi pianse davanti a noi”

Due anni dopo Ibrahimovic è un pilastro della Juventus di Capello che si appresta a vincere il secondo scudetto consecutivo. Ma quando il campionato sta per finire esplode lo scandalo di calciopoli: “Come sempre, quando qualcuno domina, altri vogliono tirarlo nel fango, e non mi stupiva affatto che le accuse venissero fuori quando stavamo per vincere di nuovo il campionato. Stavamo per portare a casa il secondo scudetto consecutivo quando scoppiò lo scandalo, e la situazione era grigia, lo capimmo subito. I media trattavano la faccenda come una guerra mondiale. Ma erano balle, almeno per la gran parte. Arbitri che ci favorivano? Ma andiamo! Avevamo lottato duramente, là in campo. Avevamo rischiato le nostre gambe, e senza avere nessun aiuto dagli arbitri, queste sono cazzate!”

Dixit.

 

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Sorella Assassina



Qualcuno può dire di sapere esattamente cosa aspettarsi, andando a un concerto di Lydia Lunch? Beh, tantomeno ieri sera, formazione inedita che si accinge a incidere i primi vagiti, incontro di tre ragazze di generazioni diverse e spiriti affini. Se le incontri per strada Lydia potresti prenderla per la nonna di Beatrice Antolini, sul palco davvero no. Già, Beatrice: pensando a lei vi viene in mente una batterista dal minimalismo tribale, che suona in piedi come Maureen Tucker evocando l’Africa, il blues, il punk con un unico rimshot? E quella fatalona di Jessie Evans, che soffia nel sassofono la seduzione di Morphine e Lounge Lizards o sorregge nella mano l’asta di un piatto, percosso con movenze da dea greca? E Lydia, come diavolo hai fatto a incarnare Jim Morrison, Patti Smith e Nick Cave nell’unico corpo – al contempo seducente e sgraziato – della vera First Lady del rock alternativo?

Chissà, da sempre Lydia semina in abbondanza per raccogliere poco in proporzione, disperdendo il seme del suo talento in una miriade di progetti scollegati: ma chissà come ho il sospetto che quando uscirà l’album delle Sister Assassin, per la playlist annuale inizieremo a preoccuparci di cosa mettere al secondo posto.


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Fare thee well

 

C’è un bellissimo verso di De André (pensavo, è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra) che in qualche modo ho sempre associato a Bert Jansch.

Lo ricordo, in uno dei tanti, memorabili concerti, far fatica a rimettere il cappuccio alla biro usata per autografarmi l’ennesimo disco, i movimenti ottenebrati e lo sguardo che non mette a fuoco l’oggetto. Poi riprendere in mano la chitarra, uscire per i bis, e suonare con quel fingerpicking dalla tecnica trascendentale, sul podio ideale dei chitarristi acustici di tutto il pianeta.

Ma Bert non è solo la chitarra: è quella voce di legno di quercia maturato nel whisky scozzese (non il contrario!), scozzese come il suo accento e come alcune delle storie che narrava in note, mescolate ad altre tradizioni, a progressioni di suoni che attingevano dal folk dell’area celtica e inglese, ma anche dal blues, dal jazz, e se ascoltate meglio persino dall’India.

Bert è l’epopea dei Pentangle, incredibile frutto di una stagione in cui la parola “crossover” si usava solo in elettronica e in cui le voci che fuoriuscivano dai solchi dei dischi made in UK ostentavano finti accenti americani: la pronuncia marcatamente inglese di Jacqui e John con il blend scozzese di Bert, gli strumenti rigorosamente acustici, con il contrabbasso di Danny e le percussioni di Terry a macinare purissimo jazz, la lezione di Davy Graham (altra perdita recente) rimandata al mittente dopo aver alzato la posta a dismisura, la stella a cinque punte che volava alto nei cieli della musica, ben prima che la stagione del terrorismo se ne appropriasse senza pagare i diritti sul marchio.

Ma Bert era anche il presente, l’incontro con Johnny Marr, altre corde ad accompagnare la sua stupefacente chitarra e la storia di un cigno nero a tener compagnia alle terribili vicende di Jack Orion e di Reynardine.

Il 5 ottobre 2011 Bert lascia questa terra, forse per trasformarsi in un tritone come Jimi, forse per fare il controcanto alla musa Sandy che fa girare i pianeti nella notte: e noi che fino a ieri ci chiedevamo a intervalli regolari “quando sarà la prossima visita italiana di Bert?”, dovremo in qualche modo arrangiarci.

(P.S.: no, non ci sarò a Milano il 18 per il concerto di John Renbourn, sarò all’estero per lavoro. Tempi DURISSIMI per noi Pentanglers.)

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Li abbiamo fatti blu!

Grazie ragazzi, il vostro Re è orgoglioso di voi!!!

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Potrebbe esser peggio…

"... e come?"

Potrebbe piovere!

 

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